martedì 13 maggio 2008

Reporter a rischio in Birmania

"Non posso parlare adesso, sono in pericolo", sussurra al telefono un reporter da Myanmar. Clic. I telefoni sono controllati e i pochi giornalisti stranieri che si trovano a Myanmar (ex Birmania) devono usare mille precauzioni per riuscire a raccontare cosa sta accadendo e le reali devastazioni causate dal ciclone Nargis. Coprire le catastrofi naturali comporta sempre rischi elevati nei paesi poveri, dove i disastri determinano carenza di cibo, acqua e strutture sanitarie e dove l'insorgenza di epidemie è sempre dietro l'angolo. A tutto questo, in Birmania, si aggiunge la brutalità del regime militare che non permette assolutamente che trapelino notizie all'esterno sulla situazione reale del paese. "Questo governo è paranoico, xenofobo, tanto che sono convinti che il ciclone possa minare la sua credibilità"; spiega Aung Zaw, giornalista di Irrawaddy, un magazine con sede nella vicina Thailandia e un sito web cui lavorano gioranlisti birmani in esilio. Spesso, mentre un reporter parla al telefono da Myanmar con un giornalista a Bangkok si sentono spesso rumori di fondo che indicano telefoni sorvegliati. "Il regime militare non vuole assolutamente che si conoscano le reali dimensioni del disastro. E non vogliono che la popolazione birmana racconti agli stranieri le vere storie". I media nazionali sotto il controllo della giunta, mostrano solo immagini di membri del governo che distribuiscono aiuti e consolano i sopravvissuti, senza fare alcun cenno alla mobilitazione internazionale. Reporters Senza Frontiere e altre organizzazioni per la libertà di stampa hanno rivolto alla giunta pressanti appelli affinché vengano concessi visti ai giornalisti, finora rimasti inascoltati. Giornalisti del mondo intero stazionano all'ambasciata di Myanmar in Thailandia in attesa di un permesso. Molti di questi sono iscritti in una lista nera del regime, dopo essere entrati in Birmania con semplici visti turistici in occasioni della repressione contro i monaci tibetani nel settembre 2007. Le Nazioni Unite confermano che oltre 100.000 mila persone sono morte a causa del ciclone che si è abbattuto sul sud della Birmania 10 giorni fa. I dispersi sarebbero addirittura 200.000. Due milioni di sopravvissuti hanno perso le loro case e i loro beni e si trovano a dover affrontare fame ed epidemie.

3 commenti:

stef. ha detto...

mi piace molto il cambiamento di look del blog. Brava Fedra!
Al Salone del Libro di Torino ho incontrato un tizio che si è autoprodotto un libro sulla Birmania. Ancora non ho avuto il tempo di guardarlo con attenzione (il libro, non il tizio). Si intitola: Birmania, fuori i nomi. Boh...

stef.

Fedra ha detto...

Stef. Grazie :o)
Ho letto che ne è appena uscito uno anche di Carmen Lasorella "Verde e Zafferano. A voce alta per la Birmania", ma non l'ho ancora preso. Sto ricevendo mail dalla Birmania, sulla situazione tragica... appena riesco le posto. ciao!!

schastar ha detto...

brava
continua